I Pasdaran rivendicano di aver colpito basi americane in Kuwait e Bahrein. Gli attacchi Usa «cinque volte più potenti di quelli di giugno», secondo fonti del Pentagono

Nel Golfo del petrolio la guerra si è riaccesa con violenza. Nella notte tra il 7 e l’8 luglio gli Stati Uniti hanno lanciato una nuova raffica di raid contro l’Iran, rispondendo agli attacchi che i pasdaran avevano condotto martedì contro tre navi nello Stretto di Hormuz. Fonti del Pentagono, citate dalla Cnn, hanno parlato di un’offensiva molto più aggressiva delle precedenti: «Saranno quattro o cinque volte più potenti», precisando che «si tratta di una punizione, non di una ritorsione proporzionale. Non finirà presto». Anche Axios, citando un funzionario americano, conferma che i bombardamenti hanno avuto una potenza quattro o cinque volte superiore rispetto a quelli di dieci giorni prima, e ricostruisce come Donald Trump abbia dato l’ordine mentre si trovava ad Ankara per il vertice Nato, dopo un incontro con il segretario alla Difesa Pete Hegseth, quello di Stato Marco Rubio, il segretario al Tesoro Scott Bessent e il capo degli stati maggiori congiunti Dan Caine. Lo stesso funzionario ha ammesso che «non è ancora chiaro per quanto tempo proseguiranno gli attacchi» e che Washington «riceverà una valutazione sui risultati dei raid» prima di decidere i prossimi passi.