Una volta che si è ribadito e confermato tutto quanto di peggio si può pensare e dire di Donald Trump, resta però un dato di fatto: a parole, a Gaza e per Gaza, i passi per la pacificazione li sta facendo il presidente statunitense. Il resto del mondo si indigna, ma colpevolmente latita, si occupa di altro, soprattutto di principi teorici di diritto internazionale. Tutti bravi a denunciare le violenze, tutti bravi, i giornalisti in prima fila, a ridicolizzare giustamente il Board of Peace e a prenderne le distanze, ma intanto l’Onu non fa nulla – tranne prendere atto che settanta suoi funzionari dell’Unrwa erano militanti di Hamas e quindi licenziarli –, l’Unione europea non fa nulla, tranne storcere il naso, e men che nulla fanno i tanti paesi come la Spagna di Pedro Sánchez o la Francia di Emmanuel Macron che, dopo aver riconosciuto lo Stato di Palestina, si sono totalmente disinteressati di Gaza e del suo disastro umanitario.
Ora, nascosta tra le notizie minori, è arrivata una svolta potenzialmente clamorosa: Hamas ha dichiarato di avere rinunciato a esercitare il potere amministrativo e politico a Gaza ed è pronta a consegnare il governo della Striscia al Ncag, il National Committee for the Administration of Gaza, cioè alla struttura indicata dal Board of Peace e riconosciuta dall’Onu.






