PIEVE DI SOLIGO (TREVISO) - «È stata una mia decisione quella di commettere la rapina a casa della famiglia Bubola perché, vedendo l'elevato tenore di vita di Ettore e Rolando Bubola (figli del dentista Alessandro ndr) pensavo potessero avere denaro contante in casa». E ancora: «Peraltro, io frequentavo seppure sporadicamente Ettore Bubola il quale, nel tempo, mi ha prestato denaro che io ho sempre restituito con gli interessi ancorché bassi». Questa una parte della confessione fatta da Alil Mashkuli, 19 anni, la mente della violentissima rapina messa a segno nella villa della famiglia Bubola lo scorso 11 marzo.
Ha scelto di colpire l'abitazione di due ragazzi che conosceva, più o meno della stessa età, che aveva frequentato in passato. Una di quelle amicizie che tra i giovani nascono, crescono e poi si allentano. Nel caso di Mashkuli i rapporti con i due si erano interrotti quando era emerso che aveva fatto parte del commando che, nel 2025, aveva messo a segno una rapina in villa del tutto analoga a Refrontolo. Era minorenne e non andò carcere. Ma evidentemente non gli era bastato. E ha pensato di ripetere il colpo. Si è quindi concentrato sui quei due fratelli di una famiglia ricca, figli di un dentista e di un avvocato. Era stato a casa loro, sapeva che tenevano dei contanti.Rapina nella villa del dentista Bubola, i tre giovani arrestati rimangono in silenzio davanti al giudice La banda Assieme a tre complici - Rami Lemedjelia, Soufian El Khadraoui e Daniel Popko, tutti italiani di seconda generazione residenti tra Conegliano e Pieve di Soligo - ha quindi messo a segno la rapina, violentissima. I tre sono entrati in casa Bubola col viso coperto da caschi e armati di coltello e pistola (poi risultata finta). Mashkuli ha avuto un colluttazione violenta con Alessandro Bubola, finita solo quando i complici hanno minacciato di morte moglie e figli puntando i coltelli alla gola. Si sono quindi fatti consegnare il denaro custodito nella cassaforte di casa, 50mila euro, più alcune monete celebrative dello Stato Vaticano. E proprio la foto di una di queste trovata nella memoria del telefonino ha incastrato Mashkuli.Alla fine sono stati tutti e quattro arrestati dai carabinieri: Mashkuli la sera stessa, gli altri tre a fine giugno al termine di un'indagine serrata condotta dagli investigatori del Nucleo operativo radiomobile della compagnia di Vittorio Veneto. Ed è stato proprio Mashkuli a fare i nomi dei complici in una confessione fatta dopo l'arresto. Ieri Lemedjelia, El Khadraoui e Popko, tutti rinchiusi nel carcere di Santa Bona, sono stati interrogati davanti al giudice. I primi due hanno ammesso tutti gli addebiti ma hanno anche chiesto di essere interrogati più a fondo dal pm tra qualche giorno, Popko invece si è avvalso della facoltà di non rispondere.Rapina in villa dal dentista Bubola, rigettata la richiesta dei domiciliari per Alil Mashkuli: il 18enne resta in carcere La ricostruzione Ma già quanto raccontato da Mashkuli nella sua confessione rimanda chiaramente il quadro di violenza in cui è maturato il colpo. Racconta dell'arrivo in auto nei campi vicini alla villa, dove i quattro si sono cambiati, della fuga, della divisione del bottino: 2mila euro all'autista, 16mila a testa per chi è entrato in casa armi alla mano. Mashkuli ammette poi di essere andato a Tovena, a casa del cugino agli arresti domiciliari, dove ha confidato di temere che uno dei figli di Bubola lo avrebbe riconosciuto dalla voce. E dopo aver lasciato Tovena racconta di come i carabinieri lo abbiano intercettato all'altezza di Cison. Per il giudice la banda deve restare in carcere perché intenzionata a mettere in atto «Un'attività predatoria probabilmente seriale con modalità violente e senza scrupoli».







