Non ho fatto studi classici. Per questo devo confessare una cosa: fino a poche settimane fa non avevo mai letto per intero la Lettera a Meneceo di Epicuro. Ne conoscevo il nome, qualche citazione, ma non avevo mai dedicato il tempo a quelle poche pagine che, da oltre duemila anni, continuano a essere considerate una delle più grandi riflessioni sulla felicità e sulla libertà dell’uomo. L’ho letta recentemente. E la prima sensazione è stata di autentico stupore.

Mi sono chiesto come fosse possibile che un testo scritto più di ventitré secoli fa riuscisse a parlare con tanta lucidità del nostro presente. Epicuro viveva in un mondo attraversato da guerre, cambiamenti geopolitici, nuovi equilibri e profonde incertezze. Eppure il suo insegnamento era sorprendentemente semplice: non permettere che la paura diventi il criterio con cui interpretiamo il mondo. È stato inevitabile pensare ai giorni che stiamo vivendo. Basta una decisione presa a Washington per influenzare i mercati, le imprese, la politica internazionale e persino gli umori delle famiglie italiane. Ogni scelta americana viene osservata con attenzione, talvolta con apprensione. È naturale.

Gli Stati Uniti rappresentano ancora oggi il principale punto di riferimento economico, strategico e culturale dell’Occidente. Ma forse la domanda non è cosa farà l’America. La vera domanda è un’altra: come vogliamo reagire noi italiani?