Mario Lentano insegna Lingua e letteratura latina all’Università di Siena ed è uno dei più autorevoli studiosi italiani, profondo conoscitore del mondo antico. Benché non sia certo ascrivibile all’universo culturale conservatore, nei giorni scorsi il professore ha ripreso sui social il nostro articolo dedicato all’Odissea di Christopher Nolan e alle polemiche seguite alla scelta del regista di scritturare una attrice nera per il ruolo di Elena.

«Siamo alle solite: gli antichi hanno avuto la colpa imperdonabile di non essere moderni», ha scritto Lentano. «E allora bisogna farli diventare tali con la forza, anche a costo di inventare un passato che non è mai esistito, ma che almeno non mette a rischio il fragile cuore dei buonisti». Una posizione che gli è valsa anche alcuni attacchi, ma di sicuro molto coraggiosa. Conforta scoprire che il buon senso è diffuso al di là degli schieramenti politici, e che certe trovate woke appaiono assurde a ogni latitudine.

Professore, forse è il caso di specificarlo: che peso ha Omero nella cultura occidentale?

«In Grecia, Iliade e Odissea erano la base dell’istruzione elementare: i poemi omerici erano conosciuti a memoria pressoché da tutti, al punto che potremmo in buona parte ricostruirne il testo attraverso le citazioni che ne fanno gli autori successivi. La letteratura latina esordisce a sua volta con la traduzione dell’Odissea realizzata da un ex schiavo di Taranto, Livio Andronico, che creò dal nulla la lingua poetica di Roma. Ma anche nei due millenni successivi il rilievo di Omero nell’immaginario collettivo è rimasto enorme: la guerra di Troia o le avventure di Ulisse appartengono a un sapere condiviso che ha influenzato in misura incalcolabile la letteratura, le arti visive, la musica e persino il linguaggio».