Il Timeo rappresenta senza ombra di dubbio il dialogo platonico che ha esercitato l’influenza più vasta, duratura e profonda sul pensiero filosofico e scientifico occidentale e probabilmente una delle opere che hanno contribuito in maniera più incisiva a definire la nostra tradizione, tanto che si è arrivati a paragonarne l’importanza addirittura a quella dell’Odissea e della Bibbia. Esso fu letto e ampiamente commentato lungo tutta l’antichità (sappiamo che già agli inizi del III secolo a.C. circolavano commenti a questo dialogo), e per i secoli del Medioevo la conoscenza del pensiero di Platone fu sostanzialmente limitata a questo solo scritto, soprattutto in virtù dell’esistenza di una traduzione latina, in vero parziale, dovuta a Calcidio (IV secolo d.C.).
L’importanza del Timeo viene confermata dalla circostanza che con esso arrivò a cimentarsi una delle figure più illustri del mondo romano, Cicerone, che del dialogo, o meglio di una parte di esso, fornì una traduzione latina, che è anche, e forse soprattutto, un’interpretazione. Del Timaeus di Cicerone è ora disponibile una versione, provvista di testo, traduzione e ricco apparato di note, dovuta a Carlo Delle Donne, un giovane studioso che ha già dato ottime prove delle sue qualità, soprattutto in un’importante monografia dedicata al Cratilo di Platone (Marco Tullio Cicerone, Il Timeo (Timaeus) con testo a fronte, Le Monnier Università, pp. XLVI-146, euro 18,00).







