Un grande patto fra credito cooperativo e istituzioni regionali e cittadine per accelerare lo sviluppo del Mezzogiorno ed evitare che la fine della stagione del Pnrr coincida con una nuova fase di arretramento. Non si tratta solo di slogan o di parole. Perché il convegno organizzato ieri dalle Bcc nel complesso monumentale di Santa Maria la Nova a Napoli è stato anche l’occasione per misurare con mano il sorpasso del Sud sul Centro-Nord, con una crescita del Pil di quasi il 10%, 3 punti in più rispetto alla media nazionale. Ma non basta. Pnrr, il record dei Comuni: «Sud meglio della media», completati 9 progetti su 10

Perché la Campania registra la crescita cumulata più elevata tra le regioni italiane nel periodo 2021-2025, pari all’11,3%. La Calabria si ferma al +5,2%, risentendo di un’economia meno diversificata e di un’uscita più lenta da una lunga fase recessiva. Ma il cambio di passo delle due regioni è evidente. E, per la prima volta, è stato misurato dalla Svimez con uno strumento nuovo di zecca, il Bcc Credit Index, un indicatore che integra indicatori economici, sociali e demografici per misurare il grado di sviluppo dei territori e orientare le scelte di investimento e di credito. Il risultato è una classifica articolata sui singoli Comuni e che delinea una mappa dello sviluppo che misura non soltanto la dimensione economica ma anche quella sociale delle comunità, consentendo di individuarne bisogni e potenzialità. LO SCENARIO I numeri confermano il peso del sistema cooperativo. «Un settore che rappresenta oggi un modello che sta sostenendo concretamente il Mezzogiorno - ha evidenziato Amedeo Manzo, presidente della Federazione Banche di Comunità Credito Cooperativo Campania, aprendo i lavori del convegno moderato dal direttore del Mattino, Vincenzo Di Vincenzo - I dati mostrano come il Sud sia la nuova locomotiva del Paese». Numeri che smentiscono tanti luoghi comuni sul Mezzogiorno ma che confermano anche «fragilità strutturali, come il calo demografico, la fuga dei giovani laureati e un sistema industriale ancora poco sviluppato». In questo scenario, ha spiegato Gaetano Vecchione, consigliere scientifico della Svimez, «le Bcc rappresentano una leva fondamentale e un moltiplicatore delle politiche pubbliche, da tenere in forte considerazione soprattutto ora che il Pnrr volge al termine». LE ISTITUZIONI Per il governatore della Campania, Roberto Fico, la sfida è trasformare la capacità amministrativa costruita in questi anni in un modello stabile perché l’eredità del Pnrr non è rappresentata soltanto dalle opere realizzate, ma anche da una pubblica amministrazione più efficiente e da una maggiore capacità di utilizzare le risorse europee. Fico ha anche annunciato per la prossima settimana il varo di un provvedimento per il microcredito: un fondo rotativo di 70 milioni di euro che servirà a finanziare corsi di alta formazione all’estero per gli studenti campani o attività imprenditoriali altamente innovative. «Anche in questa maniera si frena la fuga dei cervelli». Sulla stessa linea il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi: «L’economia è fatta di coesione sociale», ha osservato, sottolineando come la crescita del Sud negli ultimi anni dimostri che gli investimenti pubblici e la riduzione dei divari non rappresentano soltanto un’esigenza di equità, ma anche un potente motore di sviluppo. Le Bcc possono giocare un ruolo decisivo: negli ultimi dieci anni la raccolta è cresciuta del 57% contro il 37% del sistema bancario tradizionale. Ancora più chiaro è il trend degli impieghi: il 55% è destinato alle Pmi contro una media del 31% degli istituti non cooperativi. Senza considerare che, in molti comuni, le Bcc rappresentano l’unico presidio bancario. Numeri sottolineati da Giuseppe Maino, presidente di Iccrea Banca, e Giuseppe Di Forti, consigliere della Cassa Centrale Credito Cooperativo Italiano. Una presenza sul territorio che si accompagna anche con servizi ad hoc per le imprese e i cittadini che vogliono investire. Ma le Bcc possono avere un ruolo importante anche nella gestione dei fondi europei, spiegano Augusto Dell’Erba e Alessandro Azzi, presidenti rispettivamente della Federazione Italiana di Credito Cooperativo e della Fondazione Terzo Millennio.Anzi, visto da Bruxelles, insiste il vicepresidente della Svimez, Giampaolo Manzella, il credito cooperativo ha una funzione strategica per lo sviluppo. Un ruolo che può declinarsi anche a favore dei giovani e delle donne, come sottolineano Teresa Fiordelisi (presidente di Idee) e Francesco Sagarese (rappresentante dei Giovani soci della Campania e della Calabria). Ma c’è anche un altro dato che le Bcc portano nel proprio Dna e che è stato rimarcato da Francesco Savino, vicepresidente della Conferenza Episcopale italiana: quello di coniugare lo sviluppo economico e i valori sociali. Il focus è tornato sulle potenzialità delle due regioni, con Nicola Paldino, vicepresidente vicario della Federazione Banche di Comunità e Credito Cooperativo della Campania e della Calabria, che ha ricordato gli strumenti a disposizione per frenare la fuga dei cervelli dal Sud. Un tema ripreso dal governatore calabrese, Roberto Occhiuto, che ha insistito anche sulla necessità di rafforzare l’asse con la Campania. Un fronte sul quale «le Bcc possono svolgere un ruolo decisivo nel sostenere microimprese, famiglie e aree interne, anche attraverso strumenti condivisi con le Regioni per facilitare l’accesso al credito e contrastare lo spopolamento dei borghi». Un ruolo rilanciato, infine, dal presidente di Confcooperative, Maurizio Gardini.