C'è un filo strettissimo, anzi una staffetta, tra Pnrr e Coesione. Di più, i 135 miliardi dei fondi della Programmazione 21-27, dei quali cento al Mezzogiorno, si stanno spendendo in continuità con gli oltre 190 miliardi del Recovery. È questa la strategia seguita dal governo per aumentare la potenza di fuoco italiana negli investimenti: nata per rendere complementari le risorse dei due veicoli, come dimostrano le varie "revisioni" ai piani, e via via rafforzata nell'ultimo triennio con una serie di riforme e meccanismi mirati: la cabina unica di regia, i singoli accordi con Regioni e ministeri, le penalizzazioni per chi non impegna i soldi. Senza dimenticare, soprattutto, la definizione di macroobiettivi, le cosiddette "quattro gambe", per affrontare nodi come l’emergenza abitativa o quella idrica, l’industria strategica, le infrastrutture critiche, alla quale ora si è aggiunta la difesa.
Tommaso Foti, ministro per gli Affari europei, ieri alla Camera ha ricordato che «il Pnrr, in relazione alla Coesione, può rappresentare un modello per raggiungere gli obiettivi. Il fatto di lavorare per obiettivi, il fatto di valutare le performance, il fatto di non avere la politica del rinvio o della proroga come l'orizzonte naturale, ma rispettare i tempi, è un elemento distintivo che nel futuro acquisterà sempre maggiore rilievo». In sintesi, strumenti diversi ma finalità comune: coprire i divari tra le diverse aree del Paese.







