Quasi la metà delle imprese impegnate nei cantieri Pnrr ha sede nel Mezzogiorno (45%), il Nord segue con il 35%, il Centro con il 20%. La Campania è la prima regione per numero di imprese, 957, pari al 15% del totale, quasi cento in più della Lombardia (10%). E sono le imprese del Mezzogiorno a mostrare maggiore mobilità: oltre un quinto dei lavori viene svolto fuori dalla propria macroarea, a differenza del Nord, dove l’attività resta in larga parte concentrata nella stessa area geografica. I dati dell’Osservatorio congiunturale Ance, diffusi ieri, confermano che il Piano nazionale di ripresa e resilienza è stato strategico per la filiera delle costruzioni (alla quale, non a caso, sono riconducibili circa 102 dei 194 miliardi della dotazione complessiva): sono aperti quasi 16mila cantieri e due terzi di questi si avviano alla conclusione o sono in fase avanzata mentre il 70% di quelli non avviati riguarda, secondo l'Ance, piccoli lavori con tempi di realizzazione più brevi. Nel 2026, non a caso, si prevede un incremento degli investimenti pari al 5,6%.

Ma da analisi e statistiche emerge anche che il peso del Mezzogiorno e soprattutto dei Comuni ha inciso in maniera determinante sulla spesa delle risorse in campo. Lo aveva già evidenziato la Svimez nel Rapporto 2025, appena presentato: gli investimenti pubblici sono raddoppiati tra il 2022 e il 2025, da 4,2 miliardi a 8 miliardi; tre cantieri su quattro sono in fase esecutiva al Sud, in linea con il dato del Centro-Nord; e i tempi di progettazione si sono ormai allineati a quelli medi nazionali. L’Osservatorio Ance è in linea e pur segnalando che nel 2025 il settore delle costruzioni segna una "lieve flessione" degli investimenti dell'1,1%, ricorda non solo che il dato è molto inferiore alle attese che erano del -7% ma soprattutto che la flessione, dovuta principalmente al calo dell'edilizia abitativa (-15,6%), è compensata dalla forte spinta delle opere pubbliche trainate, appunto, dal Pnrr (+21%). Già, ma ormai siamo al conto alla rovescia del Piano che scadrà inderogabilmente il 31 agosto per i cantieri e il 31 dicembre per la rendicontazione della spesa, e dunque è lecito chiedersi cosa succederà dopo. L’Ance è prudente nella valutazione dei dati, aggiornati a metà 2025. Nel Mezzogiorno, spiega l’Osservatorio congiunturale, «è più consistente la quota di investimenti associati a gare non ancora avviate e di contro è più bassa quella riferita a opere concluse. Una possibile spiegazione va ricercata, oltre che in una più debole capacità amministrativa, anche nella presenza di nuovi interventi infrastrutturali complessi, per i quali i tempi di avvio e di avanzamento risultano fisiologicamente più lunghi rispetto a quelli degli interventi di dimensione più contenuta».