La raffica di numeri preparata da Mark Rutte e la regia diplomatica del padrone di casa, Recep Tayyip Erdogan, forse eviteranno una conclusione traumatica del vertice Nato di Ankara. Forse. Perché Donald Trump si è presentato nella capitale turca in versione radioattiva, attaccando, ancora una volta, Italia, Germania, Francia e Gran Bretagna, cioè i Paesi che non hanno appoggiato la sua sconclusionata guerra contro l’Iran. Il presidente americano, bontà sua, ha concesso un mezzo complimento a Giorgia Meloni: «È una brava persona, ma ha commesso un errore». Sull’Iran, naturalmente. Il summit tra i leader, dopo la cena di ieri sera, entrerà nel vivo oggi. Erdogan ha voluto ridurre al minimo il confronto tra i Capi di Stato e di governo, puntando a una rapida approvazione dello striminzito comunicato finale, pronto già da qualche giorno. Vedremo se sarà sufficiente per arginare l’ira trumpiana.

Nel frattempo, però, si può tentare un bilancio di quello che, strada facendo, è diventato l’appuntamento più atteso dell’anno. Rutte ha fatto leva sulle cifre per impressionare Trump e per annunciare che ad Ankara l’Alleanza ha iniziato a cambiare passo. Nel biennio 2025-2026 gli europei più il Canada spenderanno 258 miliardi di dollari in più rispetto al 2024 (solo nel 2025 il 20% in più).Il Segretario generale dell’Alleanza ha poi svelato un piano di investimenti da 40 miliardi di dollari in cinque anni per aumentare la produzione di droni. Vi hanno aderito 20 Stati, Italia compresa.