TORINO – Essere donna e avere una disabilità significa, troppo spesso, essere doppiamente invisibili: nei numeri, nei servizi, nel riconoscimento stesso della propria condizione. Lo conferma la ricerca VERA (FISH, 2020), secondo cui il 65% delle donne con disabilità ha subito violenza nella propria vita, in un caso su tre senza che venisse riconosciuta come tale; e lo dimostra, con un parallelo che arriva dal mondo della sanità, il divario nella diagnosi di autismo tra maschi e femmine, tornato di recente al centro del dibattito scientifico internazionale.
Un percorso di crescita individuale e collettivo. È per rispondere a questa condizione di invisibilità multipla - di genere e di riconoscimento - che nasce "Adulte!", il progetto con cui Fondazione Time2 ha vinto il Bando ACT 2026 di Fondazione Unipolis, nella categoria "Disuguaglianze": un percorso di crescita individuale e collettivo dedicato alle giovani donne con disabilità di Torino, che prenderà avvio a settembre 2026.
Donne "invisibili", anche nel riconoscimento. Un esempio arriva dalla diagnosi di autismo, che nelle bambine arriva sistematicamente più tardi rispetto ai bambini. Uno studio del Karolinska Institutet, pubblicato sul British Medical Journal su oltre 2,7 milioni di persone nate in Svezia tra il 1985 e il 2022, mostra che il rapporto tra diagnosi maschili e femminili, di circa 4 a 1 nell'infanzia, si riduce quasi alla parità (1 a 1) intorno ai 20 anni - segno non di una minore incidenza tra le bambine, ma di un riconoscimento più tardivo, legato anche a pregiudizi di genere nei criteri diagnostici, come rileva un editoriale pubblicato a commento sulla stessa rivista.








