di
Anna Gioria
Una ricerca Istat rivela che negli ultimi 5 anni il numero delle donne con disabilità che si rivolgo ai cav è aumentato del 145%. Ma quasi la metà con conclude il percorso. Scopriamo perché
A marzo, l'Istat ha pubblicato la ricerca «I centri antiviolenza e le donne che hanno avviato il percorso di uscita dalla violenza – Anno 2024», ricerca riguardante le donne che hanno avviato un percorso di uscita dalla violenza attraverso i Centri antiviolenza (CAV).In generale, l’indagine rileva che nel 2024 i Centri antiviolenza non hanno subito un incremento sostanziale rispetto all’anno precedente, quelli attivi risultano 409, un 1,2% in più. Si sono rivolte a loro 61.370 donne che hanno subito violenza, in media 169 per ogni CAV, con un indice maggiore nel Nord – ovest (241) e nel Nord – est (238) rispetto al Sud. Nello stesso anno di riferimento, 36.400 donne hanno intrapreso un percorso di uscita dalla violenza proprio rivolgendosi a loro.
Più complessa è la situazione delle donne vittime di violenza con disabilità: negli ultimi anni sono sempre più quelle che si rivolgono ai CAV: da circa 1.150 nel 2020, nel 2024 sono diventate 2800, ossia con un incremento pari al 145%. Di queste ultime il 5,3% ha una disabilità sensoriale, il 13% motoria, il 14,7% intellettiva e il 73,6% di altro tipo. A differenza di quelle senza disabilità, subiscono maggiori violenze sia in ambito familiare o parentale (il 16,7% contro il 10,7%), sia fuori dal contesto domestico e di coppia (il 14,5% contro il 9,7%). In particolare, le forme di abuso maggiormente subite sono: matrimonio forzato o precoce, mutilazioni genitali femminili, aborto forzato e sterilizzazione forzata.








