La strategia cinese sull’intelligenza artificiale era già chiara da tempo: non più soltanto sviluppo di modelli linguistici competitivi con quelli occidentali, ma una costruzione di un vero e proprio ecosistema nazionale integrato che comprende software, semiconduttori e controllo dell’accesso alla tecnologia. L’obiettivo è raggiungere la sovranità digitale (agognata anche dall’Europa) e costruire una filiera domestica dell’intelligenza artificiale capace di competere direttamente con quella americana.
Il nuovo chip Deepseek
Secondo quanto riportato da Reuters, infatti, la startup cinese DeepSeek starebbe sviluppando un proprio chip per l’intelligenza artificiale, mentre lo stesso governo di Pechino starebbe valutando restrizioni all’accesso internazionale ai modelli di IA più avanzati sviluppati nel Paese. La startup cinese è al lavoro da circa un anno a un processore proprietario dedicato soprattutto all’inference, cioè alla fase in cui un modello già addestrato genera risposte agli utenti. Non si tratta quindi, almeno in questa fase, di un chip destinato al training dei modelli, ma di un componente progettato per diminuire la dipendenza sia da Nvidia sia, paradossalmente, anche da Huawei, oggi uno dei principali fornitori cinesi di acceleratori AI.















