Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiLa pace globale peggiora per il dodicesimo anno consecutivo e il costo della violenza raggiunge 21,8 trilioni di dollari, pari al 10,5% del Pil mondiale. È il dato economico più forte del Global Peace Index 2026 dell’Institute for Economics & Peace, che fotografa 61 conflitti armati, il livello più alto dalla Seconda guerra mondiale, e avverte: l’intelligenza artificiale è ormai un nuovo fattore di potere.

Il rapporto non consegna soltanto la classifica dei Paesi più pacifici. Indica una trasformazione più profonda: la sicurezza internazionale è diventata una variabile industriale. Guerre, tensioni regionali e instabilità politica incidono su crescita, investimenti, logistica, energia e catene del valore.

Il mondo è entrato nella «Great Fragmentation», segnata dall’erosione dell’ordine internazionale, dalla moltiplicazione dei conflitti e dalla difficoltà di contenerne gli effetti. Le crisi non restano confinate nei territori in cui esplodono: si propagano attraverso energia, flussi migratori, commercio, finanza, cyberattacchi e forniture strategiche. Anche chi non è coinvolto in una guerra può pagarne il prezzo con inflazione, fiducia più debole e investimenti più prudenti.