Mentre tutto il mondo si apprestava a festeggiare il Primo Maggio, il Sipri – lo Stockholm International Peace Research Institute che monitora le spese militari internazionali – ci informava che nel 2025 la spesa militare globale è stata spinta al nuovo record di 2.887 miliardi di dollari, l’undicesimo aumento consecutivo.
Il principale fattore che ha contribuito al nuovo balzo in avanti della spesa militare globale è stato l’incremento del +14% in Europa, che ha raggiunto gli 864 miliardi di dollari: “Nel 2025, la spesa militare dei membri europei della Nato è aumentata più rapidamente che in qualsiasi altro momento dal 1953”, hanno spiegano i ricercatori del Sipri e “considerata la portata delle crisi attuali, nonché gli obiettivi di spesa militare a lungo termine di molti Stati, è probabile che questa crescita continui fino al 2026 e oltre”.
L’Italia non fa eccezione: “con un aumento del 20%, il nostro Paese è tra i principali contributori della spirale militarista europea” – scrive a commento di questi dati la Rete Italiana Pace e Disarmo – rientrando stabilmente nel gruppo dei primi 15 Paesi della classifica derivante dai dati Sipri”. Insomma, complessivamente, quasi tre mila miliardi di dollari (il 55% dei quali spesi dall’insieme dei Paesi aderenti alla Nato) sono stati sottratti, nel solo anno scorso, agli investimenti civili, sociali, sanitari, ecologici e trasferiti dai bilanci degli Stati al complesso militare industriale internazionale. E molti di più lo saranno nei prossimi anni, se non poniamo un freno alla corsa al riarmo.






