Pavia. Il caro affitti in Lombardia mette in ginocchio i lavoratori, sempre meno in grado di pagare prezzi che oramai hanno raggiunto livelli stellari, soprattutto nelle grandi città. E Pavia non fa eccezione, dove in poco meno di 7 anni i canoni di locazione sono aumentati del 45%. A denunciarlo Feneaul Uil, dopo aver analizzato il rapporto Silmi di Ance Lombardia, secondo cui dal 2019 ad oggi i costi degli affitti sono aumentati attorno al 50%. In crescita esponenziale anche i prezzi delle case nella compravendita del mercato immobiliare. I dati I dati dal 2019 a oggi evidenziano un vero e proprio “bollettino di guerra” che travalica i confini milanesi: i canoni di locazione sono esplosi a Como (+53,8%), Monza e Brianza (+50,9%), Brescia (+49,4%) , Pavia (+45%) e Varese (+48,9%), oltre a segnare un +44,4% nell’area metropolitana di Milano, accompagnati da rincari dei prezzi di vendita fino al +39,5%. La corsa prosegue nel 2026 con compravendite in forte aumento a Cremona (+9,9%) e Bergamo (+3,3%). Dietro i record svelato dal rapporto che certifica un mercato da 45,7 miliardi di euro (+10,3%) e oltre 162 mila compravendite nel 2025 – si cela un'emergenza sociale drammatica: l'impennata dei costi dell'abitare sta impoverendo lavoratrici e lavoratori, trasformandosi in una vera e propria mannaia sul potere d'acquisto. «Il mercato cresce, ma chi produce questa ricchezza viene espulso dalle città perché non può più permettersi né un affitto né un mutuo – dice il segretario generale di Feneal Uil Lombardia Riccardo Cutaia –. È una contraddizione inaccettabile: il costo della vita deve entrare subito al centro della contrattazione territoriale». «L'emergenza è ovunque e se cambiano le economie locali, devono cambiare i parametri dei contratti – incalza Cutaia –. La svolta proposta dal sindacato parte dai prossimi rinnovi provinciali dell'edilizia: affitti, prezzi delle case e carovita reale dovranno diventare indicatori vincolanti per determinare salari e welfare territoriali, uscendo da logiche omologate per realtà ormai profondamente differenti». Un ruolo d'impatto immediato spetterà alla bilateralità: «Gli enti bilaterali non possono limitarsi a prestazioni vecchie di vent'anni. Proporremo alle associazioni datoriali di destinare le risorse già esistenti nei fondi a nuove prestazioni per sostenere i canoni d'affitto, i mutui prima casa e la mobilità casa-lavoro. Nessun aumento di costi per il sistema, ma una redistribuzione moderna della ricchezza prodotta». Il sindacato annuncia l'apertura di una nuova stagione per i contratti provinciali: l'obiettivo è inserire l'andamento degli affitti, il prezzo delle abitazioni e il costo reale della vita come indicatori vincolanti per determinare le componenti salariali e le tutele di welfare. «Chi costruisce la Lombardia – conclude Cutaia – deve poter continuare a viverci. È una questione di giustizia sociale e di tenuta del settore: senza stipendi dignitosi tarati sui costi reali, il comparto si fermerà per mancanza di attrattività. Nei contratti provinciali dei prossimi mesi non faremo sconti».
Caro affitti, la corsa non si ferma: a Pavia aumento del 45 per cento in meno di sette anni
Uil: «Un bollettino di guerra, lavoratori sempre più in ginocchio per i costi»










