Il gruppo palestinese Hamas ha annunciato lunedì lo scioglimento dell’organismo attraverso cui governava la Striscia di Gaza da quasi vent’anni, per trasferire i poteri al Comitato tecnico creato grazie all’accordo per il cessate il fuoco con Israele. È una decisione potenzialmente importante: Hamas governa la Striscia ininterrottamente dal 2007, e sciogliendo il proprio governo fa un passo simbolico a favore di una soluzione diplomatica del conflitto. Il rischio è che questo passo rimanga soltanto simbolico, e che non cambierà la realtà del controllo di Hamas su una parte della Striscia (l’altra è ancora occupata dall’esercito israeliano).
La decisione di rinunciare al governo sembra perlopiù un tentativo si sbloccare un lungo stallo nelle trattative per l’inizio della cosiddetta “fase 2″ del cessate il fuoco, che dovrebbe prevedere l’inizio della ricostruzione, strumenti di autogoverno palestinese, il ritiro dell’esercito israeliano dalla Striscia di Gaza e appunto il disarmo di Hamas. Sono tutti obiettivi molto lontani, benché siano passati nove mesi dalla firma del cessate il fuoco. Nel suo annuncio, peraltro, Hamas non ha fatto alcun riferimento al proprio disarmo, condizione ritenuta necessaria da Israele per proseguire i negoziati.











