Hamas ha annunciato lo scioglimento dell'organismo che ha governato la Striscia di Gaza per quasi due decenni, aprendo la strada alla formazione di un comitato tecnocratico palestinese per la gestione civile del territorio. La mossa segnerebbe una svolta politica significativa per il movimento islamista che controlla Gaza dal 2007, ovvero da quando i suoi miliziani ne assunsero le redini scalzando il rivale Fatah. Ad annunciarlo è stato il capo dell'ufficio stampa del governo di Hamas, Ismail al-Thawabta: secondo quanto riferito, il responsabile del comitato di emergenza, Mohammed al-Farra, ha rassegnato le dimissioni e disposto lo scioglimento dell'organo per avviare la transizione amministrativa verso il Comitato Nazionale per l'Amministrazione di Gaza (Ncag), istituito nell'ambito del piano del "Board of Peace" promosso da Donald Trump.Nel corso di una conferenza stampa davanti all'ospedale Al-Shifa, ripresa da Al Jazeera, un portavoce ha precisato che tutte le procedure amministrative e legali per il passaggio di consegne sono state completate, e che il processo è stato presentato in modo trasparente alle fazioni palestinesi, al Comitato Supremo dei Clan, alle istituzioni della società civile e a un osservatore delle Nazioni Unite. Il personale rimasto negli enti governativi, ha aggiunto, è composto solo da funzionari tecnici che resteranno al loro posto per evitare un vuoto amministrativo nell'erogazione dei servizi ai cittadini, in attesa di operare sotto la guida del nuovo Comitato Nazionale, secondo la tabella di marcia concordata al Cairo. Nella stessa occasione, un portavoce di Hamas ha chiesto ai mediatori internazionali e al presidente statunitense di fare pressione per l'apertura dei valichi e l'ingresso degli aiuti umanitari nella Striscia, assicurando l'impegno del movimento per il successo del comitato tecnico, che i ministeri sarebbero pronti a far entrare in funzione.La decisione non tocca però l'ala militare del movimento, storicamente più forte di quella politica. Resta infatti irrisolto il nodo del disarmo, uno dei principali punti di scontro nei negoziati: Hamas ha ribadito più volte di non voler deporre le armi senza un accordo di pace che garantisca il ritiro completo delle forze israeliane e la fine dell'occupazione. Nei giorni scorsi un funzionario egiziano ha riferito alla tv israeliana Kan che il Cairo avrebbe proposto a Hamas di consegnare le armi all'Egitto a titolo di deposito, nel tentativo di sbloccare lo stallo nei colloqui sull'attuazione del piano di pace. Secondo la stessa fonte, però, l'organizzazione non mostrerebbe segni di cedimento e starebbe "perdendo tempo". Ieri, domenica 5 luglio, il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha ribadito che "non ci sarà ricostruzione a Gaza senza lo smantellamento e la smilitarizzazione della Striscia" - dichiarazione arrivata mentre circolano notizie secondo cui il Board of Peace starebbe muovendosi per avviare la ricostruzione delle aree già sotto il controllo dell'esercito israeliano (almeno il 60% della Striscia) anche senza un disarmo di Hamas.Una fonte governativa israeliana citata dall'emittente Channel 11 ha definito l'annuncio "uno spin mediatico privo di significato", facendo notare che tutti i membri dell'esecutivo uscente restano di fatto al loro posto. Secondo la fonte, Hamas temerebbe di essere accusato di violare l'accordo in vigore e starebbe quindi prendendo tempo.
Hamas annuncia lo scioglimento dell'organo di governo: si apre la strada al comitato tecnocratico
Il capo del comitato di emergenza, al-Farra, si dimette ma Israele parla di "spin mediatico"










