Alla fine, circondati da troppi oggetti intelligenti (il telefono, la lavastoviglie, la lampada, l’assistente vocale), forse ci è venuto il sospetto che gli unici stupidi fossimo noi. E da lì è partita la ribellione. Non ci sono ancora statistiche precise, ma molti dati di mercato in buona parte del mondo occidentale segnalano una nuova tendenza: dopo lunghi anni in cui hanno spopolato i prodotti smart, cioè fondamentalmente dotati di connessione internet per vari scopi, molte persone ora cercano quelli semplici, all’antica, che non sanno mandarci messaggi al telefono e non possono essere comandati con la voce o con un’app, ma che non richiedono neppure competenze ingegneristiche per farli funzionare.

È la rivincita delle cose “dumb”, aggettivo che si può tradurre con stupido, contrapposto appunto a “smart”, che invece sta per intelligente e, a partire dagli smartphone, ha contrassegnato la vasta gamma di elettrodomestici e aggeggi vari connessi alla rete. Proprio dal mondo dei cellulari sono arrivati, da qualche anno, i segnali della rivoluzione, o forse dovremmo parlare in questo caso di restaurazione: perché si tratta di un ritorno al passato. Hmd Global, la società che ora controlla il marchio Nokia, già dal 2022 registra un aumento di vendite dei cosiddetti flip phones, i telefoni a conchiglia che erano i più diffusi tra la fine del secolo scorso e gli inizi del ventunesimo. Proprio come i loro antenati di un quarto di secolo fa, prendono ovunque e resistono a tutto, hanno batterie che durano giorni e giorni, stanno in tasca più comodamente degli attuali smartphone, ma a parte telefonare e mandare sms non sanno fare altro. Al massimo qualcuno ospita ancora il vecchissimo gioco Snake, ma sempre su uno schermo piccolo e con grafica essenziale.