Dalla lavatrice allo smartphone: la tecnologia domestica ci ha semplificato la vita e riempito i cassetti di rifiuti elettronici

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La casa si riempieIl telefono diventa tascaDal possesso ai servizi

In molte case italiane il passato tecnologico sta ancora in un mobile basso, in un cassetto che si apre male, dentro una scatola con cavi arrotolati e telefoni che nessuno usa più. Prima di arrivare lì, però, la tecnologia domestica aveva un altro peso. Letterale. Entrava in cucina con il frigorifero, in bagno con la lavatrice, in salotto con il televisore. Oggetti ingombranti, costosi, comprati spesso a rate, trattati quasi come membri nuovi della famiglia. La promessa era semplice: fare meno fatica, conservare meglio il cibo, lavare senza passare ore piegati sull’acqua, guardare il mondo da una stanza.

Negli anni Sessanta questa trasformazione prende forma dentro il boom economico. Nel 1963 l’1,2% del bilancio familiare era destinato all’acquisto di elettrodomestici e apparecchi per la casa, mentre lo 0,6% andava a radio, televisori, giradischi e dischi. Dal 1960 al 1962 gli apparecchi televisivi passarono da 4,2 a 7,2 ogni 100 abitanti e nel 1966 circa il 60% delle famiglie possedeva televisore e frigorifero, mentre il 32% aveva una lavatrice. La casa italiana stava cambiando rumore: meno tinozze, più motori elettrici, più sportelli che si aprono e si chiudono.