C'è una buona probabilità che l'intelligenza artificiale più usata in casa, in questo momento, non sia quella interrogata a voce o digitata sullo schermo del telefono, ma quella nascosta sotto il manico di una scopa elettrica o dentro il disco che gira da solo sul pavimento del soggiorno. Negli ultimi due o tre anni gli elettrodomestici dedicati alla pulizia hanno smesso di limitarsi a rimuovere la polvere e hanno iniziato a interpretarla: capiscono dove si trova, di che tipo è, quanta forza serve per toglierla. Lo fanno in silenzio, mentre l'utente passa l'aspirapolvere come ha sempre fatto, e quasi nessuno si ferma a chiedersi che cosa stia accadendo dentro l'apparecchio. È un'automazione che non chiede attenzione, e proprio per questo passa inosservata.La definizione di «intelligenza artificiale» applicata a questi prodotti merita cautela, e ci torneremo. Ma il punto di partenza è che la decisione su come pulire, un tempo affidata interamente alla mano e all'occhio di chi spingeva la spazzola, viene oggi delegata in buona parte alla macchina. Vale per le tre categorie che hanno reso domestica la pulizia automatizzata: le scope elettriche senza filo, i robot aspirapolvere e le lavapavimenti. In ognuna l'algoritmo lavora a un livello diverso di sofisticazione, e capirlo aiuta a distinguere ciò che è davvero una svolta da ciò che resta soprattutto marketing.