Il ciclo di vita di uno smartphone si accorcia, ma se ne conservano sempre di più. Un recente studio condotto su 4000 consumatori statunitensi rivela che quasi il 40% degli utenti continua a conservare i vecchi dispositivi, spinto principalmente dalla paura di perdere i dati personali o dalla mancanza di conoscenza sulle opzioni di smaltimento. E in Italia non va meglio. Secondo un report d Swappie, azienda che opera nel settore degli smartphone ricondizionati, il 72% degli italiani intervistati conserva il proprio cellulare invece di rivenderlo o smaltirlo correttamente.

Perché non riusciamo a liberarci del vecchio telefonoLa ricerca, pubblicata su Sustainability e condotta da un team di ricercatori del Rochester Institute of Technology e dell’Università di Waterloo, ha cercato di capire perché gran parte dei consumatori conservi il vecchio smartphone, nonostante le intenzioni iniziali fossero quelle di liberarsene. Preoccupazioni per la sicurezza dei propri dati personali, poca conoscenza delle pratiche di riciclo e legami affettivi: sono queste le motivazioni principali. Chi teme che riciclare o rivendere il proprio telefono possa compromettere la sicurezza dei propri dati ha il 14% in più di probabilità di tenerlo in un cassetto rispetto a chi non ha questa preoccupazione. A bloccare, quindi, è la paura che foto, messaggi, dati bancari salvati nell'app, contatti, password sopravvivano al dispositivo e finiscano da qualche parte sbagliata. A ciò si aggiunge una scarsa conoscenza delle pratiche di riciclo (+10%) e il desiderio di avere un backup dei dati (+11%). Numeri che dipingono un quadro in cui l'incertezza e la disinformazione alimentano un comportamento che, sebbene comprensibile a livello individuale, ha ripercussioni collettive non trascurabili.L'evoluzione tecnologica ha portato a una proliferazione esponenziale di dispositivi elettronici. Nel 2024, l'80% della popolazione mondiale possedeva uno smartphone, e si prevede che entro il 2030 ci saranno 125 miliardi di dispositivi IoT connessi globalmente. Questa crescita si traduce in un aumento vertiginoso dei Raee (rifiuti elettronici speciali): 62 milioni di tonnellate a livello globale nel 2022, con una previsione di 82 milioni di tonnellate entro il 2030. Solo il 22% di questi rifiuti viene riciclato correttamente, mentre la maggior parte finisce in discariche o viene gestita in modo non corretto, con gravi conseguenze ambientali.