Ogni tanto, in uno sprazzo di ironia, i tedeschi osservano che l’umore è migliore della situazione. In questa stagione però in Germania il raffronto tra lo stato d’animo e la realtà si risolve in un pareggio nettamente al ribasso per entrambi, alquanto desolante. Una diffusa insoddisfazione per la politica e l’economia si aggancia a un quadro oggettivamente poco roseo e la sensazione di un motore inceppato, dopo anni di stagnazione, è condivisa da molti. Non brilla per coesione e incisività sull’agenda interna la coalizione Cdu/Csu-Spd guidata da Friedrich Merz; industria e esportazioni sono in affanno; riforme, infrastrutture e digitalizzazione in ritardo; pesano i costi dell’energia e la previsione di crescita non va oltre lo 0,5%. Su questo terreno si incista l’avanzata di Alternative für Deutschland (AfD), l’estrema destra nazionalista che i sondaggi ora danno intorno al 30% delle intenzioni di voto dei tedeschi a livello nazionale, cinque punti in più rispetto alla Cdu. Non è più un fenomeno dei Länder orientali, riguarda tutta la Germania e impatta sulla politica nazionale tra incertezze e preoccupazioni.
Il partito è galvanizzato, sente il vento in poppa. Al congresso di Erfurt, nel fine settimana, nessuno ha pensato a un avvicendamento ai vertici dell’AfD. Alla co-presidenza del partito sono stati confermati Alice Weidel e Tino Chrupalla, la prima con distacco rispetto all’altro, il che colloca automaticamente Weidel nella posizione di candidata dell’AfD alla cancelleria per le prossime elezioni federali, tra due anni e mezzo salvo un ricorso anticipato alle urne. Prima ci si confronterà sul piano regionale, a cominciare da due Länder orientali, Sachsen-Anhalt e Mecklenburg-Vorpommern, dove l’AfD è nettamente in testa nei sondaggi, con punte al 41%, e potrebbe conquistare per la prima volta la guida del governo di un Land.










