di Mara Gergolet

La prima è economica: il «transatlantico» d’Europa si è arenato, il Paese non cresce da sette anni. Poi ci sono il tormento per il riarmo (già nel 2027 la spesa militare sarà pari a quella di Francia e Gran Bretagna insieme) e l’ascesa dell’estrema destra, con l’AfD diventato il primo partito. C’è di nuovo una «questione tedesca»?

Se la Germania è un transatlantico, che vira molto lentamente, quanto c’è da preoccuparsi di questa nave che sembra immobile, mentre le distanze da ogni sponda si allungano e si disperde dietro di lei anche la traccia d’acqua e schiuma che aveva alzato?Quella del transatlantico è una vecchia metafora, un po’ agé come può esserlo nelle nostre teste l’idea di Germania. E non a caso la usava Peter Glotz, il grande “signore” della cultura di Berlino Ovest, ci ricorda il germanista Angelo Bolaffi. Glotz diceva anche, a proposito del transatlantico: «Ma poi procede spedito». Sennonché, la crisi stavolta sembra paralizzante: il Paese nel centro d’Europa quasi non è cresciuto in sette anni. Però si sono affacciate due novità, due forze squassanti che cambiano lo status quo: il riarmo veloce e il ritorno di idee e partiti d’estrema destra, che per ottant’anni erano stati ricacciati sottoterra. Ce n’è di che interrogarsi e discutere, e infatti il Grand Continent — giovane rivista parigina con lettori in tutta Europa, che vuol essere Foreign Affairs se non fosse très chic e molto colta — è andata dritta al punto: c’è di nuovo, ha titolato, «una questione tedesca»?