Uno studio dell'Istituto dell'economia tedesca IW di Colonia analizza l'impatto delle crisi continue che dall'inizio di questo decennio hanno colpito la Germania (pandemia, guerra in Ucraina e dazi protezionistici di Trump)
Una lunga sequenza di scosse ha inciso profondamente sulla traiettoria economica tedesca e il conto complessivo sfiora ormai cifre vertiginose. Secondo le stime elaborate dall’Istituto dell’economia tedesca di Colonia (Institut der deutschen Wirtschaft, IW), “il rallentamento accumulato dal 2020 ha sottratto all’economia nazionale circa 940 miliardi di euro di produzione reale”.
Tradotto su scala individuale, il dato equivale a “oltre 20.000 euro di valore aggiunto non generato per ogni occupato”, risultato di una concatenazione di eventi che hanno investito il Paese negli ultimi anni: la pandemia, le conseguenze del conflitto russo in Ucraina e le tensioni commerciali con Washington.
LA SUCCESSIONE DELLE CRISI E L’IMPATTO SUL PIL
Il calcolo copre un arco temporale di sei anni e prende in esame la distanza tra l’andamento effettivo del prodotto interno lordo e uno scenario ipotetico privo delle perturbazioni che hanno segnato il periodo recente. In questa ricostruzione, il 2025 pesa in modo particolare: circa un quarto dell’intero ammontare delle perdite viene attribuito all’ultimo anno analizzato, segnato dalle controversie tariffarie con l’amministrazione statunitense guidata dal presidente Donald Trump.







