Contrariamente a quanto stimato inizialmente dall’istituto federale di statistica tedesco Destatis, nel secondo trimestre 2025 il Pil della Germania non è diminuito dello 0,1% rispetto al primo trimestre ma dello 0,3%, flessione più ampia che vanifica, di fatto, i timidi miglioramenti evidenziati nei trimestri precedenti.

È stata soprattutto la produzione manifatturiera, che pesa molto nell’economia di Berlino, a calare più di quanto si pensasse. Il valore aggiunto del settore manifatturiero tedesco, infatti, ha perso lo 0,3%. Ma cali si registrano anche per le costruzioni (-3,7%), il commercio, trasporti e turismo (-0,6%), le attività immobiliari (+0,2%) e le attività finanziarie (-1,2%), tutti passi indietro che annullano i timidi miglioramenti registrati in altri settori come l’informazione, i servizi alle imprese e i servizi pubblici.

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La situazione, in sostanza, è preoccupante perché l’economia tedesca non sembra affatto avviata verso quella ripresa che molti si attendevano per quest’anno ed anzi è inesorabilmente ferma ai livelli del quarto trimestre 2019 pre-Covid: infatti, il Pil attuale è appena dello 0,1% più alto in termini reali rispetto a quella data. Ed ha perso circa l’1% dal 2023 ad oggi dopo la debole ripresa del 2021-2022. L’Italia, per un confronto, è a +6,3% rispetto al quarto trimestre 2019 e a +1,4% rispetto al quarto trimestre 2022.