Per la prima volta dalla riunificazione gli investimenti netti in Germania sono in negativo e diverse regioni stanno perdendo capitale produttivo. Fatti, numeri, confronti e approfondimenti.

C’è una linea che attraversa la Germania e non si vede sulle mappe: è quella del calo degli investimenti netti, finiti sotto zero per la prima volta dalla riunificazione. I dati esaminati dall’Handelsblatt indicano qualcosa che a Berlino ormai si percepisce chiaramente: non è più una fase temporanea, ma una realtà che diventa strutturale. In diverse regioni il capitale produttivo si riduce, mentre la crescita resta quasi ferma – qualche decimale sopra lo zero – e la disoccupazione ricomincia a salire.

Il punto chiave è un indicatore poco familiare al grande pubblico, ma decisivo, spiega il quotidiano economico: il tasso di investimento netto. In pratica misura quanto le imprese investono in beni durevoli – macchinari, capannoni, infrastrutture – al netto dell’usura di questi stessi beni. Se il saldo è negativo, significa che il sistema economico si sta lentamente “consumando”.

Ed è proprio quello che sta succedendo. Negli anni Novanta del secolo scorso, anche grazie alla spinta della riunificazione, il tasso medio era al 7,3%. Nei due decenni successivi si è mantenuto attorno al 3%. Nel 2025 è sceso a -0,2%. Non è solo una soglia simbolica: vuol dire che il patrimonio produttivo complessivo diminuisce.