VENEZIA - Riparte la locomotiva tedesca, anche se a velocità ridotta. E l'economia del Veneto trattiene il respiro sperando che la crescita prenda velocità e torni ad agganciare le produzioni industriali del Nordest. Il dato del Pil 2025 di Berlino è ancora modesto (+0,2%) ma l'auspicio è che nei prossimi mesi la Germania torni a essere il motore industriale d'Europa. Le imprese del Veneto valutano la situazione con estrema cautela, del resto una rondine non fa primavera. Ma è pur sempre un segno più, dopo 24 mesi durissimi per chi esporta in Germania: «Dopo due anni di recessione, l'economia è tornata a crescere leggermente, soprattutto grazie al fatto che nel 2025 le famiglie hanno ripreso a consumare», ha detto Ruth Brand, presidente dell'ufficio federale di Statistica tedesco. Un segnale di speranza per il Veneto, seconda regione italiana per i rapporti con la Germania, che segna un interscambio commerciale superiore ai 23 miliardi di euro, secondo la camera di commercio italo-germanica.
Più ottimista Cesare Savini, ceo della sandonatese Lafert, tra le realtà più all'avanguardia nel settore dei motori elettrici, in particolare nei settori dell'automazione industriale, del risparmio energetico e delle energie rinnovabili. E che, anche a causa della recessione tedesca, ha sofferto nell'ultimo biennio di un sensibile calo delle commesse. «Abbiamo avvertito il timido e per alcuni settori timidissimo segnale di inversione di tendenza», afferma il ceo dell'azienda, parte del gruppo giapponese Sumitomo, che realizza proprio nei mercati di lingua tedesca il 25% dei propri ricavi. «Registriamo tra la fine del 2025 e l'inizio del 2026 una ripresa tra il 5 e il 10% degli ordini per i motori tradizionali asincroni (a induzione), mentre dobbiamo ahimè ancora registrare una timidissima ripresa per quanto riguarda i motori per l'automazione industriale, che rappresenta una quota consistente del mercato tedesco».









