Se il concetto di Città Spugna è un approccio urbanistico che ha iniziato a diffondersi in Europa in tempi relativamente recenti, va riconosciuto - ancora una volta - il primato alla Cina sul fronte delle soluzioni che si ispirano alla natura per assorbire la pioggia, mitigare le inondazioni e conservare le acque piovane. Il primo a proporre negli anni ’90 questo approccio di progettazione urbanistica è l’architetto Yu Kongjian. Il professore presso il College of Architecture and Landscape dell’Università di Pechino riesce a convincere il governo cinese ad adottarlo come politica nazionale a partire dal 2013 per rispondere in modo strutturale e preventivo alla minaccia idrogeologica e sofferenza idrica che colpisce varie aree della Cina. Tra gli esempi virtuosi, quello pilota della città di Wuhan la quale, una decina di anni fa, ha iniziato la sua trasformazione in un'enorme spugna naturale per assorbire l'acqua piovana, prevenire le inondazioni e rinfrescare l'ambiente su due aree dimostrative i distretti Qingshan e Sixin.

Nota per il suo infernale clima subtropicale con temperature tra i 30-40 gradi e 80% di umidità, tanto da essere definita uno dei tre “forni” della Cina, la metropoli di oltre 13 milioni di abitanti alla confluenza del fiume Yantze e Han e posizionata a metà strada tra Pechino e Shanghai, è anche conosciuta come “la città dei 100 laghi” oltreché per le sue consuete inondazioni. Dopo la catastrofica alluvione del 2016 in cui in una sola settimana di giugno è caduta la metà delle precipitazioni annue di Milano, la municipalità di Wuhan ha completato, nel giro di 3 anni, circa 300 progetti. Dai tetti verdi con piante che trattengono l'acqua sui palazzi e rinfrescano l'aria a una pavimentazione stradale con materiali permeabili, alla realizzazione di un parco fluviale di un’estensione più che doppia rispetto a Villa Doria Pamphilj (il parco più grande di Roma), progettato con pendii, attraversato da canali e dotato di fossati paludosi con la doppia funzione di protezione idraulica e idrogeologica e di tutela della biodiversità. Lo spazio urbano è coperto da spazi con erbe e piante perenni che favoriscono il bio-deflusso dell’acqua piovana per mitigare i rischi di allagamenti, drenarla e filtrarla per il suo riuso. Lungo le strade è progettato un reticolo di trincee drenanti per filtrare in modo naturale le acque meteoriche. Assieme all’ammodernamento della rete fognaria è stata aggiunta nuova capacità di pompaggio per sfruttare in modo più efficiente la rete di laghi artificiali. Secondo le stime, rispetto a un completo rinnovamento del sistema fognario per assorbire un maggiore ammontare di precipitazioni, l’approccio della città spugna avrebbe consentito un risparmio equivalente a oltre mezzo miliardo di euro.