Pubblicato il: 07/07/2026 – 11:00
COSENZA «Se non avessi trovato per strada un benefattore che mi accompagnasse in stazione in auto avrei perso il treno, altro che città europea!»: il paese reale, quello che vive, si muove (e spende) fuori dalle classifiche rilanciate dalle testate nazionali lo trovi di mattina a Vaglio Lise. Una pendolare – o visitatrice, o turista ma il ruolo non cambia di una virgola la sostanza del messaggio – s’interroga, trolley al seguito, con il cronista sul “paradosso di Cosenza”, quello di una città sempre più ricettiva negli ultimi anni, con B&b che vanno riempiendosi da tutta Italia (e oltre) e non solo nelle date comandate eppure con collegamenti interni (centro città-stazione dei treni) ed esterni (Vaglio Lise-Paola e viceversa) non proprio all’altezza della situazione.Sono le due facce del turismo a Cosenza, città bifronte dove non esistono info-point, bagni pubblici e persino souvenir… non che manchino i simboli: il castello svevo, Telesio, il Rendano, la confluenza che poche altre città d’Italia possono vantare per citare i primi che vengono in mente.
Miraggio taxi e bus inadeguati
Se i taxi sono poco più di un miraggio tanto nel capoluogo quanto nello scalo della città del Santo, le corse Amaco (società in crisi perenne) sono un terno al lotto e resta una chimera anche un servizio navetta che, visti i numeri dei fruitori della futuribile quando decadente stazione disegnata da Nervi, proprio inutilizzato non resterebbe. Ma tant’è: è un triste monito anche il precedente del servizio AlVolo che fino a qualche anno fa rendeva più agevole il collegamento tra il capoluogo bruzio e l’aeroporto di Lamezia Terme. Tutto questo aspettando UberX.














