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C’è un’Italia che continua a svuotarsi, che perde lentamente pezzi e memoria. È l’Italia dei negozi che s’arrendono, delle piazze che si svuotano, dei centri storici che smarriscono funzioni e identità. Eppure, dentro questa lenta erosione del tessuto commerciale e civile, la narrazione della Calabria appare diversa. Non immune dalla crisi, ma capace ancora di opporre una resistenza silenziosa affidata ai suoi pubblici esercizi, bar e ristoranti, ultimi avamposti di economia reale e socialità quotidiana.
Il rapporto realizzato da Fipe con il Centro Studi Guglielmo Tagliacarne fotografa un Paese attraversato da profonde trasformazioni. Dal 2015 a oggi sono scomparse quasi diecimila attività, comprese gelaterie e pasticcerie. A soffrire maggiormente sono stati proprio i bar, che hanno perso oltre ventiduemila insegne. Nelle città del Centro-Nord il saldo è spesso negativo, mentre il Mezzogiorno continua a mostrare una vitalità inattesa. È qui che emerge la peculiarità calabrese.
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