Il cuore pulsante delle nostre città rischia di spegnersi sotto i colpi di una crisi strutturale che non accenna a fermarsi. Il commercio di prossimità, storicamente uno dei motori trainanti dell’economia calabrese, sta perdendo terreno con una velocità allarmante, molto superiore rispetto alla media delle altre attività produttive regionali. È la fotografia nitida e preoccupante scattata da Osserva Calabria, l’osservatorio economico e territoriale promosso da Confesercenti Calabria, nel suo primo e attesissimo rapporto annuale.Al 31 maggio 2026, la Calabria conta complessivamente 155.825 imprese attive, registrando una flessione dell’1,2% rispetto all’anno precedente. Un calo fisiologico che però diventa drammatico se si stringe l’obiettivo sulle saracinesche dei negozi sotto casa.Come evidenziato dai curatori del rapporto: “Il commercio di prossimità resta uno dei pilastri dell’economia calabrese, ma sta perdendo terreno con una velocità molto superiore rispetto al sistema imprenditoriale nel suo complesso.”

Un crollo che viaggia a tripla velocità rispetto alla media

I numeri del comparto parlano chiaro. Le aziende che appartengono alla sezione G (ovvero il commercio all’ingrosso e al dettaglio) sono ancora 45.000 e rappresentano ben il 28,9% dell’intero tessuto imprenditoriale regionale. Tuttavia, questo storico pilastro ha subito un drastico calo del 3,7% in soli dodici mesi.Le conclusioni tratte da Confesercenti mettono in luce una dinamica spietata: “Il commercio, quindi, non arretra semplicemente perché diminuiscono tutte le imprese: perde terreno a un ritmo circa triplo rispetto al totale regionale.”Non si tratta dunque di un semplice assestamento del mercato, ma di una vera e propria desertificazione commerciale che minaccia direttamente la vivibilità dei quartieri e la tenuta sociale delle comunità locali.