Vigevano. L’ex sindaco leghista di Vigevano Andrea Ceffa si difende dall’accusa di corruzione e nell’aula del tribunale di Pavia parla per due ore. Secondo la procura Ceffa sarebbe stato il tramite per fare avere una consulenza all’avvocata e consigliera comunale della sua maggioranza Roberta Giacometti. Una consulenza a tempo determinato e non rinnovabile da 600 euro al mese con lo scopo di rafforzare i propri ranghi dopo la crisi di fine 2022 con la fallita “Congiura di sant’Andrea” con le dimissioni di 13 consiglieri per far cadere la sua giunta. «Ci fu un incontro con Roberta Giacometti il 7 giugno 2023 in cui mi chiese di conoscere il mondo delle municipalizzate della galassia Asm Vigevano, perché era entrata in vigore la nuova norma sul whisteblowing e lei era un’avvocata esperta de l settore». Ceffa ha raccontato di aver chiesto ai vertici delle municipalizzate «di aver chiesto se servissero e fossero opportune delle consulenze su questo tema, cercando di capire se fosse compatibile una consigliera comunale con l’assegnazione di un’eventuale consulenza. Lo feci anche quando si era ventilata una possibile consulenza ad un altro consigliere di maggioranza, Riccardo Capelli». Andrea Ceffa, difeso dall’avvocato Luca Angeleri, comunque ha spiegato «che non ho mai cercato di corrompere Giacometti, che aveva sì una tempra irruenta, ma era sempre stata allineata al voto della maggioranza in quella fase. Non avevo dubbi sulla sua lealtà politica». Secondo Ceffa poi ci furono altri incontri tra i vertici di Asm, nello stesso filone sono imputati l’ex direttore amministrativo Alessandro Gabbi e l’ex amministratore di Vigevano Distribuzione e Gas Matteo Ciceri oltre che Roberta Giacometti, ci furono altri incontri tra i vertici delle municipalizzate. E alla fine la consulenza fu assegnata alla collega di studio della Giacometti che, come ammesso anche durante la testimonianza in tribunale, riconosceva 300 euro al mese (quindi metà compenso) proprio alla consigliera comunale eletta con Vigevano Riparte nel 2020. Durante la deposizione di Ceffa la pm che sostiene l’accusa, Chiara Giuiusa, ha chiesto se il sindaco in quel periodo, ovvero nella primavera 2023, temesse per la tenuta della sua maggioranza? «Eravamo 13 consiglieri a 12, quindi sicuramente bisognava stare attenti, però dopo la fallita congiura non c’erano particolari avvisagli di altri scossoni - ha risposto Ceffa -. Se c’era un consigliere su cui nutrivo più dubbi nel suo allineamento alla maggioranza, era Paolo Iozzi non certo Roberta Giacometti». Ceffa, come accaduto fin dall’inizio dell’inchiesta che lo aveva visto anche il primo cittadino per sei mesi ai domiciliari, si è sempre proclamato innocente: «Ho sbagliato a non dimettermi subito dopo la fallita congiura - ha detto a margine dell’udienza Ceffa nei corridoi -. Si sarebbe rivotato nel 2023 ed ora sarei ancora sindaco». Durante il processo di ieri hanno reso dichiarazioni spontanee anche Alessandro Gabbi, ex direttore amministrativo di Asm che era in una chat di “tramatori” per far cadere la giunta Ceffa : «Ma sono due piani distinti - ha spiegato Gabbi -. Lavoravo per l’interesse della società, ma allo stesso facevo politica come nei miei diretti. Ho sempre agito per interesse aziendale, non personale». Anche Matteo Ciceri ex amministratore di Vigevano Distrubuzione e Gas si è difeso con dichiarazione spontanee spiegando di aver agito solo nell’interesse della società.