Vigevano. Le telefonate incrociate, le correnti interne ai partiti, gli imprenditori che entravano nella partita politica e i consiglieri comunali diventati improvvisamente decisivi trasformarono il palazzo municipale in una scacchiera sulla quale ogni pedina poteva risultare determinante. Questo il quadro che emerge, da atti e testimonianze nel processo in corso per la fallita congiura di Sant’Andrea del novembre 2022 per far cadere l’allora sindaco Andrea Ceffa e per la successiva presunta corruzione perpetrata proprio da Ceffa per rafforzare la sua maggioranza con una consulenza fittizia per una consigliera comunale. Tra coloro che osservavano e partecipavano a quella fase convulsa c'era anche Franco Varini (non indagato), architetto e politico mortarese, collocato nel fronte favorevole alla sopravvivenza dell'amministrazione guidata da Andrea Ceffa. Il suo nome compare nelle intercettazioni dell'inchiesta perché, proprio nei giorni più caldi della cosiddetta "congiura di Sant'Andrea", ricevette una telefonata da Luca Battista, compagno della consigliera comunale Emma Stepan. Secondo quanto emerso nel processo, Battista lo avrebbe informato del tentativo di convincere Stepan a dimettersi per contribuire alla caduta della giunta. Offerta che, stando all’accusa, sarebbe arrivata dall’ex eurodeputato Angelo Ciocca per tramite del costruttore Alberto Righini. E nel gruppo di “congiurati”, come emerso anche da chat finite agli atti, c’era anche l’ex vicesindaco silurato proprio dal leghista Ceffa, il forzista Antonello Galiani (non indagato). Varini non nasconde da che parte stesse. «L'ho detto anche ai carabinieri in fase d'indagine quando mi avevano convocato, era noto che fossi nella corrente contraria a Galliani, tanto che avevo lasciato Forza Italia e che avevo sostenuto Luca Battista e Alessandro Rubino per mantenere la giunta Ceffa», ha spiegato Varini ieri al telefono. I congiurati avrebbero cercato di agganciare anche l’allora assessore Riccardo Ghia della Lega, nel tentativo di convincere dei consiglieri a dimettersi. Il leghista Ghia, candidato sindaco battuto alle ultime elezioni, è stato sentito ieri in aula: Ghia ha raccontato di essere stato contattato da Alberto Righini come altri consiglieri comunali. L'imprenditore gli avrebbe prospettato l'ipotesi di dimettersi per contribuire alla fine dell'esperienza amministrativa di Ceffa, considerata ormai arrivata al capolinea. La risposta di Ghia fu negativa. In aula ha spiegato di non essere interessato alla proposta e di non averla considerata una questione di cui preoccuparsi. Se c’erano consiglieri e politici - durante le deposizioni anche altri esponenti politici come Omar Soresina e Alessandro Rubino avevano detto di aver mantenuto fedeltà alla giunta Ceffa nonostante i tentativi di aggancio -, come si muovevano invece i congiurati? Anche questo quadro è stato, almeno secondo l’accusa, restituito nelle ultime udienze del processo in corso. In particolare c’erano due chat WhatsApp in cui si ordivano le trame anti Ceffa: “13” e “Bomber”. La prima richiama l’obiettivo numerico necessario per lo scioglimento del consiglio comunale (13 consiglieri dimissionari su 24); la seconda, più informale ma non meno esplicita, sarebbe stata utilizzata come spazio parallelo di coordinamento e contatto. Dentro quei gruppi – secondo l’impianto accusatorio – si sarebbero mossi circa un migliaio di messaggi. Nella chat “13”, c’erano l’ex amministratore di Asm Vigevano luce e gas Alessandro Gabbi, lo stesso Righini, l’ex vicesindaco Antonello Galiani, il gestore di una cooperativa locale Lorenzo Fusani e l’ex amministratore di Vigevano Distribuzione Gas Matteo Ciceri. È qui che, secondo i carabinieri, si intrecciano valutazioni sui consiglieri comunali, analisi delle loro posizioni e possibili margini di manovra per arrivare alle 13 dimissioni necessarie. La seconda chat, “Bomber”, avrebbe avuto una composizione in parte sovrapponibile, ma più ristretta e operativa. Il processo riprenderà il 29 giugno con i testimoni delle difese, poi il 6 luglio sarà la volta di sentire (non sono obbligati a farlo) gli imputati. La sentenza probabilmente il 14 ottobre.