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Giulio De Santis e Ilaria Sacchettoni
Il legale del faccendiere: «Valter ne ha parlato». Ma dalla Procura smentiscono
Al termine dell’interrogatorio confessione di Valter Lavitola, la Procura è intenzionata ad ascoltare Sigfrido Ranucci, l’altro protagonista di questa storia dai tratti «inverosimili», riprendendo un aggettivo usato più volte dal gip per bocciare la richiesta di arresti domiciliari avanzata dall’ex direttore dell’Avanti! È una necessità investigativa sorta per riempiere le zone d’ombra di un’inchiesta che ha riservato fino a ora diverse svolte inattese e colpi di teatro. Ultimo dei quali proprio l’ammissione di Lavitola di essere il mandante dell’attentato al suo amico Sigfrido.
Ranucci verrà ascoltato come persona informata sui fatti, quando terminerà l’esame dei dispositivi — cellulari, pc, pen drive — sequestrati a Lavitola. A quel punto la Procura avrà gli elementi per capire il clima in cui ha agito Lavitola. Che in questa fase si muove in modo difficile da interpretare. A partire da quel «no comment» del suo legale, l’avvocato Sergio Cola, alla domanda se sia stato chiesto a Lavitola, nell’interrogatorio di garanzia, se Ranucci fosse consapevole del piano del faccendiere riguardo l’attentato. La domanda è stata posta, confermano gli inquirenti. Non è però emerso il contenuto della risposta. Soltanto si è precisato che Ranucci è parte offesa.










