Marco Ferdico, ex capo ultras dell’Inter a processo per l’omicidio di Vittorio Boiocchi, si è pentito e, tra le altre cose, ha raccontato del rapporto tra i vertici del tifo organizzato e la società nerazzurra. Secondo la sua versione, la dirigenza interista è stata “impeccabile, passava tutto tramite la Digos”.

Marco Ferdico

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Tra le varie dichiarazioni rese da Marco Ferdico nei tre verbali datati 30 maggio, 9 giugno e 22 giugno compaiono anche i rapporti tra il tifo organizzato della Curva Nord e i calciatori stessi dell'Inter. L'ex capo ultrà nerazzurro, a processo da reo confesso per l'omicidio di Vittorio Boiocchi, ha raccontato di come il terzino Federico Dimarco (non indagato) avesse "promesso" a lui, ad Andrea Beretta e ad Antonio Bellocco "un anello con brillante per la seconda stella, ma chi hanno arrestati". Poi ancora del centrocampista Radja Nainggolan (anche lui non indagato), che invece avrebbe "regalato un orologio o due a Claudio Morra", e della società Inter che avrebbe gestito i rapporti con loro in modo "limpido".

Ferdico nelle scorse settimane ha confessato in Corte d'Assise di aver preso parte all'omicidio di Boiocchi, storico capo ultrà interista assassinato il 29 ottobre 2022 sotto casa a Milano. A processo con lui ci sono anche Pietro Andrea Simoncini, Daniel D'Alessandro, il padre Gianfranco Ferdico e Beretta. Proprio insieme a Beretta e al rampollo della cosca ‘ndranghetista Antonio Bellocco, Ferdico formava il nuovo direttivo della Curva Nord. Gli anelli "promessi" da Dimarco Stando a quanto ha raccontato Ferdico durante i colloqui con gli inquirenti da pentito, il calciatore interista Federico Dimarco "ci aveva promesso che ci regalava un anello per la seconda stella", come quelli "che aveva fatto per tutta la squadra con un brillante", ma poi non se ne sarebbe fatto nulla perché "ci hanno arrestati". Infatti la seconda stella, ovvero la vittoria del 20esimo campionato, l'Inter l'ha conquistata ad aprile 2024, ma il 30 settembre successivo Beretta, Ferdico e altri 17 vennero arrestati su disposizione della Direzione distrettuale antimafia di Milano. Tra loro già non c'era più Bellocco, ucciso il 4 settembre precedente dallo stesso Beretta.