Confesso che ormai faccio davvero fatica a indignarmi. Non rimango quasi più scioccata, e non perché manchino i motivi, ma perché il fondo l’abbiamo già toccato da un bel pezzo, e non pretendo più niente, meno di zero dalla politica, dai giornali mainstream e dalle istituzioni. Ma c’è un limite anche all’assuefazione, a quanto pare. E la vicenda degli arresti dei palestinesi in Italia e negli altri stati dell’Ue quel limite lo supera alla grande, e mi sembra egoista da parte mia stare in silenzio solo perché mi hanno tolto la capacità di indignarmi.
Reyad Al-Bustanji, cittadino giordano arrestato lo scorso 27 dicembre assieme ad altre persone dell’Associazione dei palestinesi in Italia, è stato trasferito dal carcere di Rossano Calabro al carcere di Sassari Bancali, ci fa sapere la sua avvocata Marina Prosperi dai social media. Prosperi ci informa di aver perso le tracce dell’assistito e di non aver più avuto la possibilità di avere contatti con lui. “Abbiamo scritto pec e mail, interpellato le Garante regionali e comunali (anche di Avs), ma non è arrivata alcuna risposta, né dal carcere né dai magistrati”, scrive l’avvocata.
“Siamo seriamente preoccupati per questa sparizione e per le sue condizioni di salute, già oggetto di monitoraggio da parte di europarlamentari. Chiediamo un’immediata ispezione del carcere da parte di consiglieri regionali e deputati per comprendere che fine abbia fatto. Sollecitiamo la società civile ad intervenire per richiedere spiegazioni su questa scomparsa”. Infatti, le sue condizioni di salute sono molto compromesse, a causa del diabete e di problemi alla prostata e alle vie urinarie, e la richiesta degli avvocati di fargli ottenere una visita medica non è mai stata accolta.






