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Ultimo aggiornamento: 7:47
Il clima è molto preoccupante per i palestinesi in Italia, e la leggerezza con cui la maggior parte delle persone lo ignora è un problema enorme. Testate come Il Giornale hanno preso di mira il Centro Handala Ali di Napoli, i Giovani Palestinesi d’Italia (Gpi), l’Associazione dei Palestinesi in Italia (Api) e l’Unione Democratica Araba Palestinese (Udap), accostandoli ad epiteti diffamatori e pericolosi.
Singole persone palestinesi e di altre nazionalità arabe, attive per la causa palestinese, vedono costantemente e con una normalità inquietante i loro volti e nomi spiattellati sui giornali, accostati a parole allarmiste e al termine “terrorismo”. Questo non è un gioco. Soprattutto dopo l’arresto di Mohamed Shahin, avvenuto a seguito dell’interrogazione parlamentare di Augusta Montaruli (Fratelli d’Italia) che cita quanto riportato da un articolo del quotidiano La Stampa.
La comunità palestinese italiana è sotto attacco, soprattutto dopo le mobilitazioni storiche tra fine settembre e inizio ottobre in tutta Italia in solidarietà alla Palestina: arresti, gogna mediatica, conseguenze legali sproporzionate. La circolare del ministro Valditara, che chiede alle scuole di quantificare il numero di studenti palestinesi e di riferire le loro generalità, è un passaggio molto grave. Al di là delle smentite ufficiali del ministro dell’Istruzione, in risposta alle numerose critiche e pressioni esercitate dalle associazioni palestinesi, dai sindacati di base e da tutte le realtà dal basso solidali con il popolo palestinese, questa richiesta è un segnale politico inquietante, poiché dimostra che il governo intende esporre e isolare una comunità integrata nel tessuto sociale di questo paese da decenni.






