ROVIGO - La scuola sembra un interesse solo per chi la vive: verso un’istituzione che non muove potere e denaro c’è poca attenzione. Il primo incontro rodigino tra scuole e famiglie del territorio è stato partecipato ma con grandi assenti tra gli invitati: i rappresentanti dell’Ufficio scolastico, della Provincia e della Regione. È un quadro piuttosto allarmante quello che è emerso dalla tavola rotonda che si è tenuta al teatro parrocchiale di San Bortolo per portare all’attenzione della cittadinanza il punto di vista di chi vive la scuola tutti i giorni: insegnanti, studenti e famiglie.
La serata Promotore dell’evento è stato un gruppo di docenti del liceo scientifico Paleocapa, in accordo con colleghi di altre scuole del territorio. All’evento, condotto da Ermanno Ferretti, erano oltre 150 i presenti, che hanno dialogato per tracciare un ritratto della situazione attuale, caratterizzata da un vistoso calo demografico, con conseguenti riduzioni di organico; personalizzazione massiccia dei percorsi formativi, con un’attenzione sempre più diretta ai singoli che ai gruppi classe; maggiore incidenza di studenti non italofoni, con problemi di alfabetizzazione di base; scelta scolastica spesso effettuata non sulle reali potenzialità ma su decisioni di genitori o amici; disagio individuale, stati d’ansia e problemi di auto-percezione sempre più diffusi; scarse aspettative per il futuro da parte dei ragazzi, in relazione agli ideali della società; bisogni speciali sempre più diffusi, che si moltiplicano di anno in anno e che costringono a ulteriore personalizzazione dei percorsi; accelerazione enorme del digitale, con difficoltà a predisporre e valutare il lavoro domestico agli studenti. Gli ospiti Roberto Tovo, consigliere di minoranza e docente universitario, è intervenuto per condividere «la sensazione che ci si debba interrogare sugli strumenti e su ciò che ci si aspetta dagli studenti. I Tolc universitari mostrano un tragico calo delle competenze di base, che segue di pari passo la diminuzione degli investimenti, il 3,9 % del Pil, a fronte del 5,2 della Francia e comunque minore della media Ocse. Più grave è la diminuzione della fiducia nella ricerca, che è finanziata con un 1,3% del Pil, mentre la media Ocse è attorno al 3%. Ciò significa che la grande sfida di recuperare fiducia e autorevolezza può essere frenata da scelte economiche che non permettono una svolta preziosa». Il sindaco Valeria Cittadin ha ricordato di avere iniziato l’impegno sindacale nel 1995, sottolineando che c’erano già problemi di organico e scelte educative. «Tutti i governi – ha aggiunto – sembrano mettere mano alle riforme scolastiche con lo stesso criterio, il risparmio, ma sarebbe necessaria una maggiore considerazione dei docenti, cui proporre prima delle valutazioni e sperimentazioni». I protagonisti In sala si sono esposti i docenti di diverse scuole, sottolineando le difficoltà e gli oneri crescenti, a fronte di un ruolo che è sempre più sbeffeggiato. Perplessità ha destato la riforma degli istituti tecnici, che, come ha sottolineato Maria Luisa Rizzato, «vorrebbe avvicinare i ragazzi al mondo del lavoro ma riduce le ore di insegnamento delle materie tradizionali. Il cambiamento, senza oneri per la finanza pubblica, è stato imposto, dovrà essere attuato da settembre, ma le case editrici non hanno ancora i libri di testo pronti. Il collegio docenti del Viola Marchesini ha fatto una mozione e scritto al Ministro Valditara, ma non c’è stata alcuna risposta». Davanti alle criticità emerse, relative alle tante questioni aperte, il collettivo di docenti e tutti gli intervenuti hanno concordato di dare seguito all’iniziativa, per «non essere soggetti passivi di ciò che accade in alto, con ogni colore politico, con riforme continue e spesso poco gradite da un trentennio».









