Dal 10 al 12 luglio, l’Unipol Forum di Assago ospiterà la tappa conclusiva della Coppa del Mondo di ginnastica ritmica. Il piccolo comune alle porte di Milano diventerà per un fine settimana la casa di movimenti eleganti, evoluzioni e maestrie con nastro, cerchio, palla e clavette. Eppure a pochi giorni dall’inizio della manifestazione c’è ancora una questione irrisolta, e non è una minuzia. Si tratta del ritorno a pieno titolo di Russia e Belarus nelle competizioni internazionali, quindi con inno, bandiera e simboli in bella mostra, mentre l’invasione su vasta scala dell’Ucraina è nel pieno del suo quinto anno.
Nel 2022 la Fig aveva escluso Russia e Belarus da tutte le competizioni internazionali. Alla fine del 2024 era arrivata una prima riapertura, limitata agli atleti neutrali – ammesso di poterli individuare. Il 18 maggio scorso, però, il Consiglio esecutivo della federazione internazionale ha compiuto un passo ulteriore, revocando tutte le restrizioni e autorizzando il ritorno di bandiera, inno e simboli nazionali in tutte le discipline governate dalla Fig.
La decisione si inserisce in un quadro ancora più frammentato. Negli ultimi anni il Comitato Olimpico Internazionale (Cio) ha lasciato alle singole federazioni ampi margini di autonomia sulla gestione degli atleti russi e bielorussi. Ne è nata una geografia sportiva fatta di regole diverse, con alcune federazioni, come quelle della ginnastica, del nuoto e del judo, che hanno progressivamente riaperto alla partecipazione piena; altre, come World Athletics, continuano invece a mantenere il bando totale deciso dopo l’inizio della guerra.







