MancinelliPARIGIDa ieri Parigi convoca la couture, il club più piccolo e costoso del pianeta moda: circa quattromila clienti nel mondo, ma appena duecento compratrici pesanti, quelle che ordinano davvero, non una volta tanto tipo ai matrimoni dei parenti. Arrivano dal vecchio asse Europa-Stati Uniti e dai nuovi salotti del denaro: Golfo, Cina, India, Medio Oriente, Cecenia, Kazakistan. Fuori, però, il termometro firma contratti più arroganti delle maison: 36° ieri, 37° oggi e domani, fino a 39° giovedì. Le evanescenti modelle, incaricate di vendere l’Autunno Inverno mentre la Senna cuoce a bagnomaria, non sfilano: sublimano da solide a gas nobile, anzi aristocratico.

Daniel Roseberry, direttore creativo di Schiaparelli, non tratta la couture come un altare, ma come un tavolo operatorio dove il sogno viene aperto, lucidato, ricucito. Il titolo, Il richiamo del vuoto, prende sul serio quella vertigine che invita a sporgersi, il brivido di perdere il controllo mentre tutto chiede disciplina. Lo anticipa già l’invito, un ciondolo a forma di tentacolo in 3D, tenero e sinistro: metà Walt Disney, metà Alien, souvenir per infanzie cresciute inquiete in un laboratorio di alta moda. Conviene ricordarlo: parliamo di abiti su misura, fatti a mano in atelier, ore di mani, aghi, prove, correzioni, silenzi.