Si chiude la settimana dell’Alta Moda Francese, l’apoteosi del lusso e del privilegio. Capi che si intrecciano e spesso si confondono con l’arte destinati a pochi ma che tracciano una strada per lo stile che sarà. Ma in un momento in cui la moda sembra non essere più di moda ci si interroga sul senso anche della couture, a meno che non la si voglia derubricare a mero esercizio stilistico, a un incubatrice di nuove idee e tendenze.
E forse ci sta. Ad aiutarci a capire dove stiamo andando arriva uno scritto di Elsa Schiaparelli datato 1936 pubblicato sulla rivista Photoplay di agosto. Consigli su come essere chic e vestirsi bene anche quando si ha poco potere di acquisto. E le sue parole sembrano una dichiarazione di sostenibilità, un’idea che oggi torna ad affacciarsi nonostante i colossi del lusso ma anche del fast fashion resistano. Meno cose e di migliore qualità. Ecco la ricetta di Elsa che invitava a spendere per pochi capi d’abbigliamento fatti bene, versatili e universali evitando di cadere nell’errore dei vestiti scadenti che si vendono a poco. Schiaparelli elogiava la ripetizione degli outfit buoni (elogiando gli “outfit repeater” prima di TikTok), la selezione di prezzi di alta qualità e l’individuazione di un tot di capi fondamentali: un maglione, un completo, un cappotto, due vestiti e buoni accessori come scarpe, borse, cappelli, guanti e gioielli.






