Di fiori e farfalle si dice che raggiungano il picco della bellezza giusto un attimo prima di appassire, o morire. La struggente consapevolezza della fragilità rende la percezione del piacere estetico che essi regalano particolarmente intensa. In apertura della fashion week parigina, muovendosi là dove desiderio ed eleganza si impastano in un modo di vestire e in una grammatica di colori e materie, Anthony Vaccarello evoca una sensazione simile da Saint-Laurent.
Lirica e accaldata, venata di una sensualità potente ma lieve, la prova rappresenta un cambio di passo, sotto ogni aspetto. L’ambiente dell’uomo Saint-Laurent non è più la notte, ma un pomeriggio sospeso tra Parigi e Fire Island; i colori scuri cedono il posto ad una palette vivace e desaturata che omaggia i disegni di Larry Stanton, artista che della scena di Fire Island fu figura prominente sul crinale tra anni Settanta e Ottanta; la sessualità dichiarata e fosca stempera in carnalità soffusa. Vaccarello cattura con sensibilità la leggerezza di quella coterie di uomini così liberi da schemi. Lo fa senza replicarne i look scosciati - solo quattro pantaloncini in una collezione fluttuante e molto accollata, nella quale tutto vibra ma le spalle sono larghe e ferme - bloccando in un segno di stile la fragilità di un momento di edonismo compiaciuto. Perché quegli uomini bellissimi, desideranti e leggeri, pagarono tutti lo scotto della loro spensieratezza, parte di una generazione che, con biblica precisione, fu quasi per intero falcidiata dall’AIDS. Vaccarello naturalmente non parla di tutto questo, ma il suo citare quel paradiso perduto carica il suo lavoro su fluidità e levità, la sua idea di formalità morbida sotto il sole cocente, di una toccante malinconia.








