La moda non si ferma. Non può: per motivi di calendario, naturalmente, e poi perchè è una macchina che sempre più, e sempre più crudelmente, si alimenta di se stessa. Le sfilate si spostano a Parigi, dove l’attesa per il rinnovamento imminente è massima. Apre Saint-Laurent: non con un cambio al vertice ma con la conferma della sensibilità di Anthony Vaccarello, la cui concentrazione su un singolo tema per ogni collezione è massima, a dimostrazione di quanto i limiti, per un creatore, siano liberazione invece che costrizione, perché la apparente monotonia è un modo per esplorare sfumature, modulazioni, variazioni sottilissime, non mancanza di idee.

Questa stagione Vaccarello lavora su un doppio registro, materiale e narrativo: usa esclusivamente pelle nera, popeline bianco e nylon leggerissimo, da K-way, in una sontuosa palette di toni caldi che dal giallo calendula arrivano al prugna, per vestire la donna Saint-Laurent di perfecto e gonne a matita indossate con camicie con il fiocco - viene in mente Gianfranco Ferré - trench e robe manteau impalpabili e poi abiti vaporosi, da regina o castellana, percorsi da balze e rouche di ogni sorta, fatti di tessuto tecnico invece che di sete preziose.