Anthony Vaccarello: “Le modelle non lo volevano più togliere si sentivano forti”

dalla nostra inviata Serena Tibaldi

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Parigi – Sessant’anni fa, Yves Saint Laurent inventava uno dei capi più rivoluzionari del costume: lo smoking da donna. All’epoca fu un vero scossone, più d’impatto e sensuale di qualunque abito da sera: incarnava il desiderio di slegarsi dai cliché della femminilità. Una qualità che ha mantenuto intatta nel tempo. «Alle prove le modelle non se li volevano togliere: si sentivano giuste, forti», racconta Anthony Vaccarello, da un decennio direttore creativo della maison. In realtà, lo stilista non sapeva dell’anniversario: ha deciso di costruire la collezione sullo smoking solo perché sentiva il bisogno di concentrarsi sugli aspetti più sartoriali di Saint Laurent.

Ma la sua non è una copia carbone. I cambiamenti ci sono, ma non si vedono. È la struttura dei capi a essere diversa: tutto è più leggero, senza imbottiture, fodere o costrizioni; le spalle restano importanti e la vita segnata grazie a tagli e cuciture strategiche. Rivoluzionario, anche in questo. «Mi piacerebbe dire che le donne non hanno più bisogno di esprimere la loro forza attraverso ciò che indossano, ma guardandomi intorno credo che non sia ancora così», riflette lo stilista. E quindi, largo a un guardaroba duro, sexy, dove gli smoking sono alternati agli abitini di pizzo bagnato nel silicone per mantenere le silhouette sottili all’impossibile, i trench di mussola gommata, le enormi pellicce (recuperate dall’industria alimentare) per «chiudere una volta per tutte con il quiet luxury». La proposta è molto precisa, tanto che alle volte pare ripetersi, ma i codici di Saint Laurent, passati e presenti, ci sono tutti.