Pharrell da Vuitton punta sui pezzi duraturi. In controtendenza Anderson che da Dior lavora sui contrasti
di Serena Tibaldi
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Dopo Pitti a Firenze e le presentazioni milanesi, è la volta di Parigi. Un appuntamento che, purtroppo per noi italiani, oggi è il fulcro delle sfilate maschili, capace di offrire una visione d’insieme dei capi che verranno indossati il prossimo autunno-inverno. Il risultato è chiaro: passato l’effetto dopamina post-Covid, esaurito il fenomeno del quiet luxury, resta la voglia di una moda che duri, anche perché sono sempre meno i consumatori pronti a spendere per un guardaroba che dura una sola stagione.
Le passerelle decretano un “ritorno all’armadio” inteso come ripresa dei classici senza tempo da tramandare di padre in figlio. E come ideazione di pezzi cardine dello stile. La collezione di Louis Vuitton disegnata da Pharrell Williams — icona della musica e dello streetwear — conferma la tendenza. Punto centrale dello show è una casa prefabbricata di legno e vetro, detta Drophaus. Il pubblico sta seduto nel giardino tutt’intorno (comodo avere a disposizione gli spazi della Fondation Vuitton...) mentre i modelli escono dalle diverse stanze. Sono tutti molto “normali”, in senso positivo. I completi formali sono misurati, i cappotti lunghi si chiudono come gli hanbok, gli abiti tradizionali coreani, i parka sportivi paiono comodi, i pullover con la zip e i gilet di pelle rendono più casual l’insieme. Piuttosto che sperimentare sulle forme, Williams si concentra sui materiali: la vicuña tinta per apparire simile a tela, i tessuti modellabili grazie alle fibre di alluminio, le giacche riflettenti. Più chiassosi i piumini e le borse ricoperti con il Monogram, il logo del brand che compie 130 anni: ormai un classico.











