<p>Uno spazio aperto lateralmente, punteggiato da felci per creare un microclima in simbiosi con il giardino del <strong>Musée Rodin</strong>.
Una black box senza quinte conduce in un viaggio attraverso il mondo, che parte dal New Mexico per approdare in India per raccontare la seconda collezione haute couture immaginata da <strong>Jonathan Anderson</strong> per <strong>Dior</strong>. </p> <p>Che torna a collaborare con l’artista americana <strong>Lynda Benglis</strong>, già chiamata in causa per due sue collezioni da <strong>Loewe</strong>, protagonista anche di un documentario lanciato quest’oggi nella sua prima parte.
«È una fonte di grande ispirazione per me», spiega il designer a poche ore dall’inizio dello show.
«La collezione è incentrata sul modo in cui ha vissuto tra Santa Fe e l’India e su come i due paesaggi di questi due luoghi, che possono essere estremamente caldi o estremamente freddi, trasformino la percezione della natura: un giardino può sembrare estivo in inverno e invernale in estate». </p> <p>La collezione si concentra su cinque gruppi di opere che Benglis ha realizzato dagli anni Settanta fino a oggi, un periodo di grande fermento culturale in cui artisti andavano in India e da qui spesso non tornavano più.











