Non riesco a decidere quale sia l’indignazione semipermanente (cioè: di durata variabile tra la mezz’ora e i tre giorni) più rilevante dell’ultima settimana, quindi credo che farò la pigra scelta di catalogarle e lasciare a voi la decisione.
Certo, si rischia che venga fuori un mezzo plagio della “Qualcuno era comunista” di Giorgio Gaber, che però era almeno tragica come sapevano esserlo le ricognizioni di quando la società delle persone serie era un ricordo recente (è un brano di trentacinque anni fa).
Questo elenco qui è solo malinconico, perché abbiamo troppo smarrito il senso del ridicolo per riuscire a concepire e narrare tragedie (se non si dà comico, non si dà neppure tragico). E quindi eccoci qui, a catalogare puttanate, come d’altra parte ogni giorno, ogni settimana, ogni mese.
Qualcuno era indignato perché, avendo comprato un biglietto per un raduno di duecentocinquantamila persone accroccato con l’intenzione di battere dei record, pensava di aver comprato un biglietto per il Teatro Sistina, e che Tor Vergata sarebbe stata comoda e con acustica impeccabile.
Qualcuno narrava il ritorno dal concerto di Ultimo a Tor Vergata coi toni che i bisnonni avevano raccontando delle guerre mondiali, perché se fai parte di una società satolla l’epica te la devi un po’ inventare.














