<p>Con un esborso di 600 milioni di euro, che potrà crescere fino a poco più di un miliardo, Fincantieri apre la seconda ondata dell'm&a sul Polo Tecnologico della Subacquea, la sua divisione che si occupa di difesa sottacqua, sia in ambito civile sia militare.

Un mercato che secondo il gruppo vale 155 miliardi da qui al 2030.</p><p>Il polo già produce i droni subacquei per la protezione dei cavidotti nell'era della guerra ibrida, assembla i sommergibili, progetta i mezzi sottomarini e le tecnologie per l'estrazione mineraria e l'acquacoltura.

Dopo aver comprato nel 2024 la società di ingegneria Remazel e i siluri-sensori di Wass da Leonardo, Fincantieri aggiungerà altra tecnologia rilevando il controllo delle italiane Next Geosolutions, WSense, Graal Tech e Defcomm.

Sono quattro aziende complementari e già attive nell'economia sottomarina.</p><p>«Stiamo creando la prima piattaforma europea per operare, connettere, proteggere, governare il dominio subacqueo attraverso servizi, droni, sensori, comunicazioni, sistemi di difesa e piattaforme strategiche», ha spiegato il ceo di Fincantieri Pierroberto Folgiero.

Lo scopo è «costruire una filiera industriale completa che operi da prime contractor», operazione che Piazza Affari - dove il titolo ha ritracciato di oltre il 50% dai massimi dello scorso ottobre - ha accolto con un rialzo dell'11,4% a 12,14 euro. </p><p>Next Geosolutions è la società più grande del pacchetto.