HomeMilanoCronacaVideo intimo pubblicato senza consenso visto da 4 milioni di persone: “Una vita ridotta in macerie”. L’ex condannato a 2 anniLa vittima ha dovuto lasciare Milano e cambiare lavoro: riconosciuta dai colleghi. L’avvocata: il giudice ha dimostrato sensibilità, è in atto un cambiamento culturale. L’uomo dovrà anche risarcire 100mila euroL’incubo revenge porn L’ex condannato a 2 anni e a versare 100mila euro «Vita ridotta in macerie» Il video intimo pubblicato senza il consenso è stato visto da 4 milioni di persone La vittima ha dovuto lasciare Milano e cambiare lavoro: riconosciuta dai colleghi Il legale: il giudice ha dimostrato sensibilità, è in atto un cambiamento culturaleRicevi le notizie de Il Giorno su GoogleSeguiciMilano – Quel video intimo, pubblicato tre anni fa senza il consenso sul gruppo Telegram “Cagne Ita 17 +“, ha avuto una diffusione virale e incontrollata tanto da raggiungere quattro milioni di visualizzazioni, rimbalzando su altri social fino ad arrivare sugli smartphone di alcuni colleghi della vittima, una trentenne milanese. L’ex compagno della donna, di qualche anno più giovane, ieri è stato condannato dal Tribunale di Milano a due anni di reclusione per revenge porn, lesioni aggravate e minacce e anche a versare un risarcimento di 100mila euro. “Una sentenza che denota una sensibilità e una presa di coscienza dei giudici sui danni enormi provocati dal revenge porn – spiega l’avvocata Marisa Marraffino, che assiste la vittima, parte civile nel processo contro il suo ex –. La vera domanda da farsi per quantificare il danno subito è: quanto vale una vita distrutta? Un video intimo divulgato online senza consenso non lede soltanto la dignità della vittima ma ne pregiudica irreparabilmente la sua libertà”.
Video intimo pubblicato senza consenso visto da 4 milioni di persone: “Una vita ridotta in macerie”. L’ex condannato a 2 anni
La vittima ha dovuto lasciare Milano e cambiare lavoro: riconosciuta dai colleghi. L’avvocata: il giudice ha dimostrato sensibilità, è in atto un cambiamento culturale. L’uomo dovrà anche risarcire 100mila euro








